Pubblichiamo con piacere un articolo di Serena Accascina, apparso sulla rivista di attualità Monte Berico del marzo-aprile 2012, in cui, oltre che parlare del corso che la nostra Fondazione ha voluto per i genitori separati, troviamo anche le impressioni di una partecipante.
Si è inaugurato nella Diocesi di Milano un corso per genitori separati per aiutarli nella relazione con i figli. Intervista a una separata fedele.
Attraverso la fondazione C.A.Me.N. Onlus, un consultorio diocesano di Milano, in collaborazione con vari psicologi cristiani, si è voluto iniziare un Corso rivolto a quei genitori che vivono purtroppo una dolora esperienza di separazione, a volte non voluta da loro, ma subita....
Tale corso, tenuto per ora in tre incontri di 3 ore ciascuno, al sabato, si intitolava: "Genitori sempre; separazione e figli, quale possibile intesa?". Non erano solo lezioni dalla cattedra, ma erano interattivi, con domande e risposte col pubblico. Tale progetto ha avuto anche il benestare e il finanziamento della Regione Lombardia, e se ne è parlato sulla stampa di varie tendenze, da "Avvenire" a "La Repubblica" a "Il Giornale", che hanno riferito e commentato l'evento in modo positivo. Il Servizio pastorale per la Diocesi di Milano ha sostenuto e promosso il Progetto attraverso i suoi canali informativi.
Ezio Aceti, lo psicologo coordinatore del Progetto è stato intervistato per ben due volte dai quotidiani nazionali, ed è apparso anche una domenica mattina nella rubrica religiosa di Rai 1 intitolata "A sua immagine" per parlare di educazione e del rapporto genitori-figli.
I relatori del corso non sono entrati nello specifico della separazione o dei suoi motivi, ma si sono rivolti soprattutto ai genitori separati, per parlare dei problemi e del vissuto dei loro figli, bambini o ragazzi di fronte al crollo della famiglia.
I relatori hanno insistito sul fatto che, anche in presenza di una lacerazione familiare, si resta sempre genitori, condizione che va vissuta con responsabilità e maturità da parte di entrambi, per daneggiare i figli il meno possibile.
Ho chiesto le impressioni ad una signora partecipante al corso, Elena ancora abbastanza giovane (50 anni ben portati). Ecco in sintesi ciò che mi ha raccontato.
"Ho apprezzato molto che la Diocesi si sia presa a cuore la nostra situazione. Gli incontri del Corso sono stati bellissimi e utili, con consigli pratici. Gli psicologi hanno osservato che la crisi dell'educazione è dovuta alla crisi degli educatori: noi dobbiamo trasmettere ai figli i valori che viviamo con coerenza. Il mio figlio maschio, che ha sopportato la separazione molto male, ora non vuole più vedere suo padre che si è allontanato di casa. Ho faticato molto per convincere sia il padre che lui a rivedersi, a stare un pò di tempo insieme, a andare insieme a vedere una partita di basket, sport che piace a tutte e due...
Anche per me è stato utile il corso: ho capito che il perdono non è dimenticare ma avere la forza di ricominciare, vedere le persone nuove e ricostruire quel rapporto ancora, come si può.
Michele De Beni, uno dei relatori, mi ha detto : noi adulti dobbiamo incoraggiare i figli che vale la pena essere venuti al mondo, valorizzare la loro persona, l'autostima dei ragazzi è importante. Puoi sgridare un figlio, ma fargli capire che lui comunque vale. Poi trovare il tempo di condividere le esperienze coi figli.
Ezio Aceti mi ha insegnato che, poichè i figli vivono con ansia quel momento della separazione, non dobbiamo trasmettere loro, se possibile, la nostra ansia, dobbiamo spiegare che viviamo separati, ma vogliamo ancora essere loro genitori. Evitiamo di parlare male ai figli l'uno dell'altro, dato che i ragazzi vogliono bene ad entrambi. Nel mio caso i miei figli erano adolescenti, hanno risentito molto, ma mia figlia è maturata, quasi era lei a farmi da madre, a consolarmi, mentre mio figlio ha avuto un periodo di forte rabbia, per essere stato abbandonato dal padre. Non è stato facile gestire questa situazione e le ferite fanno ancora male. Per fortuna frequento un gruppo che ci segue, sia dal punto di vista della fede che dal punto di vista di sostegno - aiuto psicologico.
La lettera del Cardinale ai separati mi ha fatto molto bene, diceva: il Signore è vicino a chi ha il cuore ferito. Ora dedico le mie energie al volontariato per i bambini malati, e questo occupa quasi tutto il tempo. E' nata un'amicizia molto profonda tra di noi, in questo gruppo e il fatto che non mi sento lontana dalla Chiesa mi aiuta molto. Pur avendo una grande fede, sento la mancanza di una persona vicino a me, un marito e padre, ma continuo a credere e sperare che il Signore riempia tutti i miei vuoti, e vorrei restare sempre fedele a questa mia scelta, non riaccompagnandomi con nessuno. Perciò ho il beneficio di poter avere la comunione. Conosco persone separate che si sono accompagnate di nuovo. Ma non voglio giudicare nessuno, solo Dio sa quel che c'è dentro l'uomo". Fin qui la testimonianza di Elena.
Ora vorrei riportare alcune parole della "Lettera del Cardinale Tettamanzi agli sposi in situazione di separazione" del 2008, intitolata "Il Signore è vicino a ci ha il cuore ferito". E' un passo molto bello e commovente:
"La Chiesa è a voi vicina. Anzitutto voglio dirvi che non ci possiamo considerare reciprocamente estranei: voi, per la Chiesa e per me Vescovo, siete sorelle e fratelli amati e desiderati. E questo mio desiderio di entrare in dialogo con voi scaturisce da un sincero affetto e dalla consapevolezza che in voi ci sono domande e sofferenze che vi appaiono spesso trascurate o ignorate dalla Chiesa. Vorrei allora dirvi che la comunità cristiana ha riguardo del votro travaglio umano. Certo, alcuni tra voi hanno fatto esperienze di qualche durezza nel rapporto con la realtà ecclesiale: non si sono sentiti compresi in una situazione già difficile e dolorosa; non hanno trovato, forse, qualcuno pronto ad ascoltare e aiutare; talvolta hanno sentito pronunciare parole che avevano il sapore di un giudizio senza misericordia o di una condanna senza appello. E hanno potuto nutrire il pensiero di essere stati abbandonati o rifiutati dalla Chiesa. La prima cosa che vorrei dirvi, sedendomi accanto a voi, è dunque questa: "La Chiesa non vi ha dimenticati! Tanto meno vi rifiuta o vi considera indegni ".
Mi vengono in mente le parole di speranza che Giovanni Paolo II rivolse alle famiglie provenienti da tutto il mondo in occasione del loro Giubileo nel 2000: "Di fronte a tante famiglie disfatte, la Chiesa si sente chiamata non ad esprimere un giudizio severo e distaccato, ma piuttosto ad immettere nelle pieghe di tanti drammi la luce della parola di Dio, accompagnata dalla testimonianza della sua misericordia". E allora se avete trovato sul vostro cammino uomini o donne della comunità cristiana che vi hanno in qualche modo ferito con il loro atteggiamento o le loro parole, desidero dirvi il mio dispiacere e affidare tutti e ciascuno al giudizio e alla misericordia del Signore. In quanto cristiani sentiamo per voi un affetto particolare, come quello di un genitore che guarda con più attenzione e premura il figlio che è in difficoltà e soffre, o come quello di fratelli che si sostengono con maggiore delicatezza e profondità, dopo che per molto tempo hanno faticato a comprendersi e a parlarsi apertamente".
|